LE VIE FERRATE: SEMPRE NUOVE EMOZIONI, 24-25-26 LUGLIO – VAL DI FASSA
24-25-26 LUGLIO – VAL DI FASSA
Cristina Paci
Gruppo Escursionisti
Chiedetemi se sono felice quando il Cai organizza weekend come questi: 3 giorni di ferrate sulle Dolomiti dove avrò la fortuna di gioire di scorci e colori meravigliosi, sospesa tra terra e cielo.
Primo giorno, venerdì: arrivo al Passo Sella.
Ci siamo tutti? Si parte. Là in alto, sopra il Passo, nel mezzo del gruppo Sassolungo, la
ferrata ci aspetta.
La salita a piedi dal parcheggio e fino all’attacco è di circa 1 ora e resta una scelta appagante e completa, rispetto alla salita con la bidonvia. Questa via ferrata corre lungo una cresta fino alla Forcella Sassolungo, è un itinerario attrezzato moderno, vario e molto arrampicabile. Alcuni passaggi impegnativi garantiscono una bella scarica di adrenalina. La vista è incredibilmente emozionante: il Sassolungo e il Sassopiatto quasi ci rincorrono, mentre noi avanziamo verso la meta odierna, il rifugio Demetz.
Non ci resta che fermarci per qualche foto indimenticabile ed una invitante fetta di strudel per poi riprendere la discesa a valle.
Una ferrata perfetta per chi ha già un po’ di allenamento e non soffre il vuoto, mi sono proprio divertita e poi il meteo perfetto ha reso questa salita ancora più spettacolare.
Secondo giorno, sabato: Ferrata delle Trincee, un itinerario lungo e piacevole che si sviluppa lungo le creste del Padon, dalle quali sono ben visibili sia la Marmolada, sia il gruppo del Sella.
Arrivati di buon’ora al Rifugio Padon con la seggiovia, ci incamminiamo verso l’attacco della ferrata, la cui parete iniziale si
presenta verticale e liscia. Vista l’affluenza numerosa delle persone che rallentano l’avanzamento, si decide di trovare un punto di ingresso alternativo: la variante che sale il tratto roccioso della Torre dell’Eremita. In questo ambiente aereo e più che mai panoramico i saliscendi impegnano sia le nostre braccia, sia le nostre gambe. Qui ci sono molti tratti di interesse storico: due gallerie, una in particolare, molto lunga, richiede l’uso della torcia.
Il tunnel scavato nella roccia viva durante il conflitto ci fa quasi indietreggiare per ritrovare il conforto della luce. All’uscita lo sguardo di tutti cade sulla Marmolada, li di fronte a noi, imponente.
E poi il Bivacco Ernesto Bontadini, intitolato al capitano degli alpini nella Grande Guerra. Qualche minuto per fare una panoramica con gli occhi pieni di stupore e via, giù, verso il rifugio Padon da dove eravamo partiti. Ora restano la discesa, il terreno franoso, le gambe stanche.
Questa ferrata ripercorre una linea di trincea austriaca lungo la cresta della Mesola e della Mesolina, importante baluardo del fronte austriaco ed offre un paesaggio d’alta quota di eccezionale valorestorico, disseminato di resti e strutture militari della Prima Guerra Mondiale. Tutti noi dovremmo fermarci più a lungo, osservare con rispetto, trattenere il fiato, pensare ai quei valorosi soldati.
Purtroppo le previsioni per domani, domenica, non sono affatto confortanti. I nostri accompagnatori Alessandro e Teresa stanno pensando al piano di riserva, il cosiddetto piano “b”.
Terzo giorno, domenica: è confermato, la pioggia arriverà molto presto ed il sentiero attrezzato Bepi Zac sul Passo San Pellegrino programmato per oggi dovrà essere rimandato ad un’altra occasione.
Bisogna saper rinunciare, quella montagna ci aspetterà…
Intanto, però, sulla via del ritorno il piano “b” viene svelato: direzione Longarone per la ferrata della Memoria, alla diga del Vajont.
La ferrata è bella, ricca di storia e per nulla banale. Il sole e qualche nuvola ci accompagnano fino alla fine del tratto attrezzato, poi di corsa alle auto prima che la pioggia ci sorprenda.
Grati per tutto ciò di cui abbiamo goduto in questi tre giorni, torniamo a casa sapendo che “Chi più in alto sale, più lontano vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna” (Walter Bonatti).
E noi continueremo a sognare!